San Paolo della Croce

Pacificazione e formazione del nostro popolo

alla luce della passione messianica

sull’esempio di san Paolo della Croce

di Max Anselmi Passionista

Immagine di San Paolo della Croce venerata nel convento di Tarquinia

Immagine di San Paolo della Croce venerata nel convento di Tarquinia

San Paolo della Croce, nato ad Ovada il 3 gennaio 1694 e morto a Roma il 18 ottobre 1775, è una di quelle figure del cattolicesimo e della storia italiana che meritano di essere sempre e di nuovo rivisitate. Uomini come lui sono punti di riferimento permanenti. Essi hanno saputo amare il loro tempo, la loro gente, si sono consumati per risollevare le condizioni umane e il livello morale di intere popolazioni.

I disegni di Dio hanno chiamato Paolo a vivere e ad operare in una terra non facile. Il campo di battaglia del suo indefesso apostolato fu in prevalenza la maremma toscana, quel lembo di terra situato tra Cecina e Corneto che Dante non dubitò di vederlo simile all’inferno (Divina Commedia, Inferno XIII, 1-9). Ma nonostante le difficoltà e le miserie Paolo non solo non si diede mai per vinto, ma seppe ovunque irraggiare forza, coraggio, speranza. Ne fa fede la storia.

I santi e soprattutto i mistici, come san Paolo della Croce, per scoprire il loro messaggio di attualità vanno capiti in profondità e per raggiungere questo obiettivo non è sufficiente leggere la loro biografia. Occorre tramite una adeguata cultura e soprattutto una fede penetrante, individuare almeno una delle loro intuizioni spirituali. Cogliere una loro intuizione certamente non significa capirli del tutto, ma è già sufficiente, perché così ci si mette sulla pista giusta per entrare nel loro mondo.

La via dell’interiorità

Immagine del santo fratello di san Paolo della Croce, Giovanni Battista, venerata presso il convento di Tarquinia

Immagine del santo fratello di san Paolo della Croce, Giovanni Battista, venerata presso il convento di Tarquinia

Una delle vie che ci ci possono far apprezzare maggiormente la figura e l’opera di san Paolo della Croce è quella di prendere in considerazione il bisogno estremo di vera interiorità che tutti gli uomini hanno continuamente, per maturare e non perdere la pace del cuore. La riflessione che cerca di dare una risposta a questo bisogno degli uomini fa effettivamente scoprire in lui non solo un sicuro maestro, ma anche un indefesso apostolo dell’interiorità.[1]

Qui è necessario che ognuno lasci parlare la sua esperienza. E’ partendo dall’esprienza che ci si rende conto quanto Paolo della Croce avesse ragione nel cercare di rispondere ai bisogni e alle sfide delle persone del proprio tempo attraverso una scelta preferenziale contemplativa e nel rilevare che è dalla vita stessa, soprattutto quando essa sembra sottoposta alla prova di una aridità radicale, che nasce urgente la domanda di spiritualità. Sì, sembra strano, ma è da questa situazione di crisi che emerge con forza il bisogno e la domanda di spiritualità, certamente non come esclusiva ricerca di Dio, ma anche di autentica umanizzazione e quindi come esigenza di trovare aiuti per la vita nel suo concreto fluire, che evidentemente non può essere soddisfatta da acute teorie spirituali, sia pur culturalmente valide, ma da colui, di cui si dice che pure essendo Dio (cf. Fil 2, 5), «si fece carne» e «ha parole di vita eterna» (cf. Gv 1, 14; 6, 68).

La grandezza di Paolo e l’attualità vera del mistico e dell’apostolo della Passione, quale egli fu, stanno effettivametne in questa spiritualità integrale, la quale mentre soddisfa la ricerca di Dio promuove e difende l’individuo perché lo aiuta ad essere vittorioso su tutto ciò che tende a disumanizzarlo.

La via della rilettura della storia europea

Un’altra via che può favorire la consonanza di spirito tra noi e Paolo della Croce è la rilettura della storia europea dal punto di vista cristiano, la quale, come evidenzia le dolorose divisioni tra credenti, così richiama figure di valore epocale, tra le quali, nel Settecento, emerge anche Paolo della Croce con il suo vivo senso ecumenico e il suo amore appassionato a Gesù Cristo e alla Chiesa.[2]

Il confronto con Paolo della Croce è infatti di particolare valore soprattutto per chi è molto impegnato nel campo dell’apostolato e nella riflessione sul come ovviare al clima scristianizzato che si sta diffondendo anche nelle nostre zone, di antica e intensa cristianità.

Il ripensare, in una visione d’insieme, lo sforzo enorme fatto nel Seicento e nel Settecento congiuntamente dai missionari popolari dei vari Istituti religiosi, compresi san Paolo della Croce e i suoi discepoli, per evangelizzare i paesi e le campagne, raggiungendo un risultato globale eccezionale, non può essere trascurato da chi si pone il problema del futuro del cristianesimo nel mondo. Tale meditazione storica è di grande aiuto anche a noi e ci porta a riconoscere come frutto di questo potente risveglio spirituale, tra l’altro, la costruzione di numerosissime chiese in buona parte d’Italia, e il rafforzamento dello spirito cristiano nei paesi, anche se ora, dopo due secoli (tanto ha durato: e non è poco), data l’urbanizzazione e altre cause, le conquiste del Settecento sono messe in crisi: le campagne, le località di montagna e altre zone povere rischiano di essere anche nelle progettazioni pastorali disattese e abbandonate a favore dei grandi agglomerati. Che direbbero Paolo della Croce e gli altri missionari popolari, che per vocazione e per principio hanno voluto fare la scelta di evangelizzare sistematicamente le zone più povere ed abbandonate? Certamente Paolo non sarebbe contrario a puntare sulla evangelizzazione delle città, ma direbbe pure di guardarsi dallo svendere facilmente l’evangelizzazione della parte del nostro popolo più umile, che è del resto la maggiore, acquistata a prezzo di tanti ed eroici sacrifici, da cui ancora oggi provengono il maggior numero di ministri del vangelo. In ogni caso, quando vengono posti interrogativi del genere, la sua voce provoca e ritorna potentemente attuale. In questo giorno dedicato alla memoria di san Paolo della Croce è bene sentirci colpiti dalla sua ardente, ineguagliabile carica missionaria e ben volentieri metterci alla sua scuola, convinti che è assolutamente necessario evitare di trascurare l’evangelizzazione, che trova la sua base forte nel promuovere la memoria contemplativa e amorosa della Passione, nell’istruzione e nella pacificazione.

La via della cultura teologica e spirituale

Nel Congresso internazionale sulla Sapienza della Croce del 1995 qualcuno ha tentato di precisare il valore di Paolo della Croce, della sua spiritualità, del suo messaggio anche nel contesto della nuova cultura teologica e spirituale del mondo attuale. E sono emerse alcune linee valide.[3]

Amare il nostro popolo

Quella di san Paolo della Croce è certamente una spiritualità dotta e viva, ma il suo specifico sta nell’essere una spiritualità del cuore.

Di conseguenza l’attualità di san Paolo della Croce resta motivata soprattutto dal fatto che ha saputo amare la gente del suo tempo, stimarla, aiutandola a risollevarsi ad una autentica dignità, bloccando il degrado morale e spirituale, la sfiducia, il sospetto, l’odio, e guidandola a una vera riconciliazione nel nome della fraternità in Cristo, che non è ideologica, ma grazia e amore oblativo.

Occorrerebbero tanti san Paolo della Croce che, come «muro e baluardo», come ci teneva ad affermare egli stesso, facendo sua una ispirazione profetica di una parola di Dio (cf. Lam 2,8 – Is. 26,1 ), cioè come veri punti di riferimento, facessero superare il disimpegno e il senso di inutilità che tutto logora e tutto disanima.

Aiutare il nostro popolo

La sapienza della croce, unica speranza per tutti, è vita e cultura, cultura della fiducia, della positività, della riconciliazione, del cercare e trovare soluzioni. Niente è impossibile per chi medita notte e giorno la parola della Croce, ama appassionatamente i suoi fratelli e crede per davvero: persone di questo genere rendono possibile ciò che ad altri sembra impossibile, riescono cioè a rendere possibile il rinnovamento, l’elevazione morale e sociale del popolo, l’amore e la riconciliazione tra chi prima non si stimava, anzi si avversava e si odiava.

Suggerimenti pratici di Paolo della Croce alla luce della Passione Messianica

San Paolo scrive la regola. L'immagine è conservata presso il ritiro passionista di Castellazzo.

San Paolo scrive la regola. L'immagine è conservata presso il ritiro passionista di Castellazzo

Le iniziative e gli scritti di san Paolo della Croce in fondo non mirano che a rendere attuale la via cristiana della elevazione e pacificazione del nostro popolo. I mezzi che egli suggerisce per risolvere la frattura tra le componenti sociali causata da svariati motivi, in particolare dalle lotte di interessi e di potere, la frattura tra i politici e la gente, la frattura tra la Chiesa e la gente, quella esistente anche nelle famiglie…, sono semplici, eppure di grande efficacia, come dimostra la sua biografia e sono fondamentalmente due.

Primo suggerimento: la riforma delle guide del popolo

Innanzitutto si deve tendere sempre alla riforma delle “guide”, in particolare di chi guida la religione e il popolo. Per ottenere questo san Paolo della Croce chiede e propone che le guide si mettano insieme a pregare, a fare meditazione, a riflettere sulla Passione di Gesù Cristo e di quella che continua negli uomini, anche nei propri sudditi, fino al suo ritorno glorioso. Dalla meditazione perseverante viene la grande riforma, perché da essa sgorga l’amore per l’uomo, quell’amore che si sacrifica, come Cristo, per tutti, in particolare per i poveri, i disgraziati, i peccatori e trasforma così persone e ambienti.

Secondo suggerimento: la formazione del popolo

L’altro mezzo è la formazione del popolo. Coltivando la relazione con il proprio popolo si può e si deve formarlo, portando avanti la sua maturazione, la sua elevazione e purificazione con paziente e lunga diligenza, con interventi illuminativi e di sostegno prolungati, sinceri, di fede. Le numerosissime lettere che san Paolo della Croce scriveva di giorno e di notte testimoniano questa sua preoccupazione per la formazione paziente di giovani, di padri e di madri di famiglia, in una parola di laici, non solo ma anche di sacerdoti, di religiosi e di monache. Si tratta di avere un cuore, e di seguire e aiutare il popolo nel suo cammino di maturazione.

La soluzione: diventare punti di riferimento ossia persone di forte paternità spirituale

La centralità che occupa la Passione di Cristo in san Paolo della Croce ha un valore esemplare, anzi in un certo senso assoluto, anche per il nostro tempo, per noi, per le nostre sfide. Come risulta soprattutto dalle lettere che scrisse, la Passione di Cristo, da tenere scolpita nel cuore, non è una qualsiasi sofferenza, ma la sofferenza di Dio Padre, la sofferenza dell’amore del Padre, che segue ciascun uomo e la storia intera con la massima tenerezza e comprensione.

La necessità che hanno gli uomini di esperienza di vere paternità in campo religioso, sociale, politico, diciamo semplicemente umano, non fa altro che chiedere con estrema urgenza persone di paternità, persone cioè che sanno condividere la Passione di Cristo e dei fratelli, persone che sono dentro nella sofferenza del mondo, per via contemplativa e per via di carità. Infatti la rinnovazione del mondo, il cambiamento morale di una nazione, la stessa trasformazione delle persone avviene nell’incontro con la vera paternità, attinta dalla partecipazione e contemplazione della Croce, rivelazione dell’amore paterno di Dio.

Ogni epoca cerca di risolvere i suoi problemi, ma non può farlo andando “oltre la Croce”, bensì “entrando nella Croce”, che è la vera attuazione storica e la manifestazione della vera paternità di Dio e di ogni uomo che si prende cura del fratello. Esattamente il sentirsi amati, accolti, accompagnati, rende il mondo felice.

Conclusione

Prendere sul serio la meditazione sapienziale della Passione Messianica

Il problema è che non si prende sufficientemente sul serio l’umile strumento della memoria della passione per risolvere i problemi ecclesiali e civili: si pensa che sia uno strumento troppo devoto e in fondo inefficace. In una parola non ci si crede.

Questo giorno (19 Ottobre) dedicato a onorare lui, vero apostolo della spiritualità della passione, che non solo ci ha creduto ma ha esperimentato la portata rivoluzionaria del far memoria della passione, ci sia di aiuto a convertirci e a credere alla potenza salvante e santificatrice del far memoria dell’amore di Dio massimamente rivelato nella morte e risurrezione del Messia Gesù.


[1] P. Valentino Bistolli di S. Maria Maddalena (1738-1813) depone nel processo informativo di Vetralla: “Quando (Paolo) trattava della presenza di Dio, che inculcava frequentemente a noi religiosi dovessimo praticare, lo faceva con tanta efficacia, divozione, maestà e buona grazia, che faceva ben capire aver egli un grand’amoroso e sublimissimo concetto della divinità; e che esso praticava in modo molto elevato ciò che inculcava a noi. Per la qual cosa sono stato sempre di quest’opinione: che Iddio si è voluto servire con un modo particolare del P. Paolo, per insegnare ai nostri tempi questa scienza divina, di cercare Dio nell’interno dell’anima nostra in purità di fede, perché infatti esso inculcava tal massima ed in tal modo, che quantunque io abbia trattato con molti Servi di Dio, non ho trovato veruno, che l’abbia eguagliato in discorrere con zelo, commozione di spirito e con piacere spirituale di tal verità come esso. Onde è restata ereditata dai suoi religiosi una tal massima, che non solo s’inculca dai medesimi e si pratica nei Ritiri frequentemente, ma anche in occasione di operar nei prossimi, si insinua a tutti, e s’inculca in tali occasioni come massima delle più efficaci per evitare il peccato e per esser pronti all’esercizio delle cristiane virtù” (I Processi di beatificazione e canonizzazione di S. Paolo della Croce. Vol. I Testimonianze del processo informativo di Vetralla, a cura di Gaetano Raponi dell’Addolorata, Roma 1969, pp. 364-365).

A questa testimonianza si può aggiungere la parola del Papa Giovanni Paolo II che attira l’attenzione dell’uomo moderno sull’importanza della interiorità, coltivata con soste contemplative e con giornate di ritiro e di deserto, facendo riferimento pure a san Paolo della Croce: “La quiete del ritiro è l’ambiente per la serenità interiore, condizione per aprirsi alla voce di Dio: fu così per Mosè sul Sinai, per Elia sull’Oreb, per Benedetto a Subiaco, per France­sco d’Assisi a La Verna, per Ignazio di Loyola a Manresa, per Paolo della Croce sul Monte Argentario”. (Giovanni Paolo II, 31. 07.1985).

[2] “Successivamente nel continente europeo iniziarono i tempi dell’allontanamento dal cri­stianesimo: fu un allontanamento piuttosto radicale. E’ una constatazione che riempie la Chiesa di dolore, ma non le toglie le speranza. Essa sa infatti che è Cristo, e Lui solo, ad aver parole di vita eterna: solo Lui è capace di soddi­sfare le aspirazioni più profonde della ragione e del cuore umano. Nel rievocare il periodo degli “abbandoni”, non si può, tuttavia, non rilevare la potenza del bene che è emersa in mezzo a quelle molteplici forme di male, presenti nella storia d’Europa negli ultimi secoli, e soprattutto in quello corrente. A fronteggiare radicali pericoli sono sorti testimoni altrettanto radi­cali di Cristo. E l’italia è patria di molti fra questi: penso a S.Paolo della Croce, S. Alfonso Maria de’Liguori, S. Giovanni Bosco. Ricordiamo pure il grande numero di santi e di beati di questo secolo. S’avverte ben presente, anche ai nostri tempi, il poderoso soffio dello Spirito Santo, che rinnova la Chiesa mediante associazioni e movi­menti sorti di recente. Molti di essi sono nati proprio qui, in Italia” (Giovanni Paolo II, La grande preghiera per l’Italia e con l’Italia, 15.03.1994).

[3] Cf. José Agustìn Orbegozo, “Un’alba profetica: a trecento anni dalla nascita di S. Paolo della Croce 1694-1994”, La Croce di Cristo unica speranza. Atti del III Congresso Internazionale “La sapienza della Croce oggi”, Roma 3-13 gennaio 1995, Edizioni CIPI 1996, pp. 9-28.

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