2. Le due madri

2. Le due madri

Ricordo che una domenica, quando mi trovavo ancora nel secolo, durante la spiegazione del catechismo che ci faceva il parroco tra le tante cose che disse una in particolare attirò la mia attenzione e mi restò molto impressa nella mente. È la seguente: «Se tutte le donne che si sposano fossero fortemente consapevoli dei gravi obblighi che assumono e del severissimo rendiconto che dovranno dare un giorno a Dio, non solo della loro anima, ma anche di quelle dei loro figli, credo che non tutte quelle che si sposano si sposerebbero. Si sa che non si fanno carico di questi gravissimi doveri, perché molte di loro, quando si parla loro di questo, dell’educazione e dell’istruzione religiosa che devono dare ai loro figli, rispondono serene e tranquille: Non abbiamo tempo, abbiamo bisogno di lavorare, non possiamo sempre guardare loro. A quelle che parlano così, farei presente che come una monaca, dopo aver fatto i suoi voti e professato in un Ordine religioso, è tenuta ad osservare le sue Regole e adempiere i voti e se adducesse il pretesto che non può, non ha tempo, deve lavorare ecc., le risponderei: Monachella mia, dovevi pensarci prima; tutte queste scuse non diminuiscono in nulla i tuoi obblighi, perché eri tenuta a pensarci prima di assumerli; una volta assunti, devi praticarli, poiché essi vengano prima di tutto il resto, così altrettanto direi alla madre di famiglia: Prima di sposarti dovevi considerare che il tuo primo dovere era la vigilanza e l’attenzione ai tuoi figli e se prevedevi di non poterli compiere sarebbe stato meglio che tu non ti sposassi». Quanta ragione aveva questo zelante parroco, che fu mio confessore per tutto il tempo in cui sono rimasta nel secolo.

Consacrata alla Vergine santissima

La madre che Dio mi diede mostrava di conoscere perfettamente gli obblighi che le imponeva la famiglia perché, sia quando vegliava sia quando non vegliava per essa, non fidandosi di se stessa, invocava quotidianamente con la preghiera l’aiuto dal cielo. Un giorno mi raccontò che, ogni volta che era in attesa di un figlio, pochi giorni prima si sentiva incapace di compiere i doveri di madre. Per questo andava all’altare della Vergine e lì faceva questa orazione, che dovrebbero fare tutte le madri cristiane in simili circostanze: «Vergine santissima, vi offro e consacro la creatura che porto in grembo; io non so fare da madre; vi prego che siate voi sua madre e che sempre la guardiate e la proteggiate come figlia vostra». Quale grande consolazione mi diede la mamma quando me lo disse! Da quel giorno la desideravo di più e mi sentivo più felice. Io, infatti, già prima di nascere appartenevo alla Vergine santissima, ero già sua figlia e lei mia dolcissima Madre e Protettrice. Quanto ringrazio la mamma per questo beneficio!

Ora comprendo il perché quando io ero piccola e guardavo la mamma, la vedevo tanto bella e pensavo che nessuna mamma era bella come la mia; e senza potermi trattenere, correvo verso di lei e la coprivo di baci. Mi sembrava che nessun altra meritasse tanto amore e che io non avrei potuto baciare così le altre; solo la mia li meritava… Perciò non trovavo nulla di strano nel vedere che le altre bambine non erano verso le loro madri così affettuose come io lo ero con la mia. Era perché la mia meritava veramente di essere amata. Non tutte però sono così, per disgrazia. Ci insegnava le preghiere e ce le faceva recitare. Ci raccomandava sempre che non tralasciassimo mai di pregare tutti i giorni tre Ave Maria alla Vergine Immacolata, perché ci coprisse sempre con il suo manto verginale e fossimo sempre pure come angeli. Tra le preghiere che ci faceva dire prima di addormentarci ce n’era una a sant’Anna che mi piaceva molto. Diceva così: «Sant’Anna, madre della gran Madre, nonnina del mio Gesù: fate che io sia sempre buona, impari a leggere e tutte le buone virtù e, prima di tutto, quelle dell’anima e poi quelle del corpo».

Io allora non conoscevo i motivi di questo mio tenero affetto verso la mamma né ero capace di apprezzarlo, come non di meno conoscevo né sapevo perché mi attirava tanto il nome di Maria, le sue immagini e il suo dolce amore. Lungo un sentiero, vicino alla mia casa, c’era una cappellina dedicata alla Vergine, dove si venerava in un bassorilievo di marmo bianco un’immagine dell’Immacolata. Con quale piacere io andavo lì a pregare inginocchiata l’Ave Maria e in compagnia di altre bambine mi trattenevo nell’intrecciare, in lunghi fili, le margherite per correre dopo con amore ad adornare le pareti di quasi due metri di altezza e uno di larghezza di quella piccola cappella della Regina del cielo! Quante volte e ancor di più, sarei andata alla medesima cappella e quante sante decisioni avrei preso ai piedi di Maria! Ma, chi mi spingeva fin da questi primi anni della mia infanzia a fare questo? Eri tu, senza dubbio, o mia dolce e celeste Regina; tu mi conoscevi perfettamente e sapevi che ti appartenevo e come cosa tua tu vegliavi sopra di me, ed anche piegavi il mio piccolo cuore a questo affetto così tenero verso la madre terrena che ti rappresentava. Grazie mille, o Maria!

Che cosa sarebbe stato di me in certe occasioni, in certi momenti e pericoli, nel quale mi sarei un giorno trovata…, se non avessero vegliato sopra di me degli occhi superiori a quelli della madre naturale, occhi che avessero potuto vedermi e accompagnarmi da tutte le parti, anche là dove non poteva arrivare la vigilanza materna! Senza dubbio alcuno sarei stata divorata da qualche lupo rapace e non mi troverei dove mi trovo ora; non avrei la fortuna di essere sposa di Gesù, di amare solo Lui, di non desiderare altra cosa che crescere in questo amore che è la mia beatitudine, il mio unico ideale in questa vita e sarà il mio eterno godimento in cielo.

Ricordo commosso della buona madre

Prima di concludere questo tenero argomento mi permetta il lettore di sfogare un poco il mio cuore per la gratitudine che provo verso la mia amata mamma, della quale conservo ancora così viva la memoria e così fresco il dolore per la sua perdita, essendo soltanto poco più di un anno che ha lasciato questa terra. A ravvivarmelo ancor più è venuto pochi giorni fa un pacchettino che mi hanno mandato le mie sorelle dall’Italia con una coroncina della Vergine Addolorata. Nel foglio di carta che l’avvolgeva era scritto: «Per Madre Maddalena. Corona della povera mamma; disse che la recitava tutti i giorni per noi». Appena la ebbi in mano la baciai con venerazione e, con gli occhi pieni di lacrime, andai immediatamente in coro a pregare per lei. Quante volte, pensavo mentre la recitavo, la mamma talvolta piangendo là nella solitaria e silenziosa chiesa del mio paesino davanti all’altare della Vergine Addolorata univa i suoi dolori a quelli di Maria e le offriva le sue amarezze e fatiche, tutte quelle che ha passato nella sua lunga vita di 74 anni! Quante volte avrà ripetuto unitamente alla Madre di Dio: «Juxta crucem tecum stare —Et me tibi sociare— In planctu desidero!».1

Ora tutto è passato per sempre…; le gioie e i dolori, tutto si è consumato con la terra…; solo le resta il merito e la consolazione di aver sofferto per Gesù, di essere andata a chiedere forza ai piedi della «Consolatrix afflictorum».2

Mamma cara! Da quando lasciò la terra mi sembra di sentirmela più vicina. La sento operare nella mia anima, sento che mi ama con un amore più puro, più intenso di quello che aveva per me in terra, perché ora è più simile alla Madre del cielo, vede le mie necessità, pensa a me e mi vuole bene. Grazie mamma, grazie! Che Dio le aumenti la gloria per quello che fece e soffrì per me. Senza dubbio, ora avrà già ringraziato la Vergine santissima anche per la protezione materna che ebbe e continua ad avere sopra la sua Giuseppina.

O Madri care, ora vi invoco tutte e due! Continuate ad esercitare le vostre materne attenzioni sopra di me, infatti le mie necessità sono maggiori ora di quando ero piccola…. Allora mi bastava la grazia, la tenerezza del divino amore, di essere accompagnata e a volte presa in braccio nel mio cammino verso il cielo… Ora ho bisogno di forza per lottare, energia e vigore per abbandonarmi senza riserva all’azione della grazia…., ho necessità di Dio, non a goccia a goccia, ma tutt’intero: se ha svuotato la mia anima, solo Lui può riempirla… Ho bisogno di correre, di volare fino a Lui… Lui solo è il mio unico Bene…. Una forza mi spinge senza cessare: al vedermi trattenuta o nell’andare lenta, quanto mi fa soffrire! Quanta sete ho di bere in questa eterna sorgente! Riempite i vuoti della mia anima assetata! Datemi Dio! Aiutatemi a compiere la sua volontà, a fare tutto quello che Lui vuole da me in questo esilio e poi portatemi fino alla patria. Io lo desidero veramente: siate le mie madri e io la vostra figlia. Desidero stare al vostro fianco là nel cielo e ripetere a tutte e due, con tutto l’affetto della mia anima, questa parola, la più dolce, la più tenera che esiste: Madre mia…, mamma mia


1 «Desidero restare con te accanto alla croce ed associarmi a te nel pianto» (dall’Inno «Stabat Mater»).

2 «Consolatrice degli afflitti» (dalle Litanie Lauretane).

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