31. Voglio essere tutta

31. Voglio essere tutta di Gesù

Credo di avere già detto come la sete di essere tutta di Gesù aumenta e cresce quanto più uno si affida e si dà a questo divino Amante delle nostre anime. Se si trattasse di cose umane o materiali, questo sembrerebbe un po’ contro il buon senso, ma non lo è nelle cose dello spirito. Si tratta proprio di una verità indiscussa; infatti ce la insegna lo stesso Salvatore quando dice: «Chiunque beve, avrà ancora più sete» (cf. Gv 4, 13-14).

Questo io lo so per esperienza. Nella proporzione con cui mi davo a Dio, scoprivo pure nel mio intimo cose sconosciute per poter dare nuovi doni a questo Sovrano Signore. È Lui che ci dà, affinché noi possiamo dargli quello che ci chiede. Noi siamo un abisso e un insieme indefinibile di miseria e allo stesso tempo di grandezza; un nulla e un tutto, poiché è così sicuro che senza Dio siamo un nulla, come non è meno certo che con Lui siamo tutto, dato che la grazia fa sì che noi siamo divini: «Ego dixi dii estis».50 Lo disse il Profeta regale.

La consegna a Dio di me stessa, aveva posto ogni volta nelle mie mani sempre nuovi doni per riverire il Signore. Queste offerte le facevo in modo speciale ad ogni epoca o nuova fase della mia vita spirituale. Era allora che ripetevo con più energia e impegno: «Voglio essere tutta di Gesù», parole queste che si potrebbero ripetere in verità tutti i giorni e tutti i momenti della nostra vita, e beata mille volte l’anima che in verità le ripete.

Amore crescente a Gesù

Ogni volta che parlavo con il P. Germano e la Madre Giuseppa, per quello che ricevevo da loro, avevo sempre qualche cosa in più da dare al Signore. Non sempre mi lasciavano soddisfatta, vale a dire, mi davano le soddisfazioni che io a volte cercavo (essendo imperfetta), ricorrendo a loro. Conoscevo però sempre di più il mio nulla e la mia miseria e il molto che Dio meritava di essere amato. Uscivo dai miei colloqui con loro più risoluta a lavorare con tutti gli sforzi per raggiungere la santità, nel modo come me la chiedeva sempre il Signore: ossia nell’amarlo e nel darmi sempre più a Lui. Il mio lavoro è consistito principalmente in amare, più che in lottare e soffrire, poiché sicuramente (avendo riguardo alla mia grande debolezza e povertà) il Signore non mi ha mai mandato né molte contrarietà né grandi tentazioni. Le mie maggiori fatiche sono consistite sempre nel sopportare gli ardori del mio ardente cuore e le forti ansie di unirmi a Dio senza poterlo raggiungere quanto io desideravo ed avevo bisogno, a causa delle mie imperfezioni.

O Gesù, quanta fatica, quanta lotta e sofferenza sia stata quella, tu solo lo sai. Solo tu sai, dolce amore mio, quello che soffre un’anima quando nessuna cosa della terra la soddisfa più e sospira ed anela unicamente ai beni invisibili. Tu conosci quello che patisce finché non si liberi con generosità da quella prova che le impedisce di vedere il tuo divino volto e dissipa, con un completo distacco da tutto, quelle tenebre che le nascondono la tua sovrana bellezza, tu che sei il più bello tra i figli dell’uomo.

Quando però l’anima si decide generosamente a portare a termine il totale abbandono di sé e di tutte le cose al Signore, la sua fatica è di altro genere. Io non so descriverla bene, ma so che è molto diversa. Credo che ci sia la differenza che esiste tra quello che fatica solo per dar gusto o far piacere a chi ama, senza attendere altra paga o compenso che quella di essere amato di più e quello invece che fatica costretto, perché deve, o per qualche motivo umano, il quale non può sentirsi libero che apparentemente dal peso che gli comporta il lavoro.

Purificazione dalle imperfezioni

Trattando con queste anime sante, la mia restò svergognata e confusa. Scoprii nel mio amore a Dio molte imperfezioni e debolezze. Se il Signore nel mondo me le nascondeva e le tollerava, qui nella sua santa casa me le faceva invece vedere e mi chiedeva di allontanarle da me e di purificarmene. Erano queste che facevano soffrire il mio cuore, non permettendogli di lanciarsi liberamente nell’oceano dell’amore. Gesù mi attirava con forza, mi offriva tutto il suo amore. Io volevo andare verso di Lui, ma non avevo la purezza necessaria, né quella totale fiducia nella sua infinita misericordia che supplisce spesso alla mancanza della prima. Essa ha anzi la virtù di purificare senza aver bisogno d’altro, poiché la fiducia è amore, e l’amore è il fuoco più adatto di qualsiasi altro mezzo per purificarci e unirci a Dio.

Un giorno P. Germano conobbe queste mie imperfezioni e mi rimproverò per queste molto aspramente, come non l’aveva fatto mai. Mi disse che era ora che io lasciassi di essere bambina, perché il mio amore prendesse un’altra intensità, e aggiunse quelle parole che mi fecero piangere per un po’: «Mi ero fatto di te un’altra idea, ma vedo che mi sono sbagliato: sembra che tu incominci ora, che tu stia all’inizio della vita spirituale, perché ti perdi in piccolezze. Dio vuole tutto il tuo cuore; tu lo sai, ma non ti decidi a consegnarglielo tutto. Chiederò a Dio che ti mandi qualche grave tentazione perché con essa tu ti faccia giudiziosa e abbandoni queste piccinerie».

Tentazioni ed abbattimento

Non fu necessario che lo chiedesse al Signore, poiché si servì delle sue parole perché iniziasse la tentazione. Subito dopo aver parlato con lui, caddi in uno stato di sfiducia, di abbattimento e di scoraggiamento tali da avvicinarmi alla disperazione. La tentazione della disperazione era per me una delle più terribili, poiché tanto contraria ai sentimenti di fiducia e di amore che avevano protetto la mia anima. Trascorsi alcune settimane temendo tutto. In ogni occasione andavo con domande dalla Madre triste e piangendo. Varie volte mi alzai di notte e mi rifugiai nella sua cella. «Madre —le dicevo tremando—, mi sembra che non mi salverò, perché sono stata infedele al Signore e non c’è più misericordia per me!». E dopo aver proferito queste parole restavo ancora più afflitta e timorosa, poiché mi sembrava di aver offeso con esse maggiormente il Signore. La Madre, piena di carità e di compassione, da anima esperta com’era, mi consolava, mi incoraggiava e, dandomi la benedizione, mi mandava tranquilla a riposare. Il giorno successivo ritornavano però i miei timori e i miei scoraggiamenti.

Quanto dolorosa sia stata questa prova lo sa solamente chi l’ha sperimentata, o meglio ancora chi è vissuto sempre nella fiducia e nell’amore, e in queste due cose si è abbandonato e appoggiato senza sapere donde approdare. È come un povero naufrago in alto mare, esposto ad essere travolto in qualsiasi momento dalle onde tempestose.

Dopo qualche settimana o mese, non ricordo esattamente (ma mi sembra che non sia stato più di un mese), tornai a parlare con il P. Germano. Le prime parole che mi rivolse dopo aver pronunciato io quelle del consueto saluto: «Viva Gesù», furono queste: «Non temere, non temere; sì, ti salverai. Non dubitare più, la tua anima è sicura nelle mani del Signore…». Io rimasi meravigliata. Lui veniva infatti da Roma e io non gli avevo ancora detto nulla, per cui non poteva sapere come si trovava in quel momento la mia anima. «Padre —gli domandai—, come fa lei a sapere questo?». Mi rispose: «Me lo ha detto Gesù poco fa, mentre ero in orazione qui, nella tua cappella: Gesù mi ha parlato di te, mi ha detto quello che ti succedeva, ma ora basta». Nel dire questa parola: «basta», si dissipò la nube che oscurava il cielo della mia anima e tornò immediatamente il sereno e la luce.

La prova, credo, ebbe il suo effetto, perché come il più fa scomparire il meno mi dimenticai delle mie anteriori piccinerie. Mi sarei vergognata di parlare di esse quando andavo a colloquio con il Padre per dargli il resoconto della mia anima. Se andavo con l’intenzione di dire ancora qualcosa, mi passava la voglia appena il buon Padre incominciava a parlare di Gesù. Oh, che parole ardenti, piene del fuoco del divino amore, uscivano dalle sue labbra! Quanto amava il nostro Salvatore questo suo servo! Io desidero fare altrettanto: parlare di Gesù, di quanto Lui ci ama e quanto vuole che lo amiamo. «Padre —gli domandavo spesso—, come posso amare di più Gesù? Dove c’è più amore?». Quello che lui mi diceva in risposta, io lo abbracciavo senza paura né timore.

Voti privati

Un giorno, spinta dal desiderio di dar prova del mio amore a Gesù, chiesi al Padre il permesso di fare i voti religiosi della Congregazione Passionista (di povertà, castità e obbedienza) e quello di promuovere la devozione alla passione di Gesù. Me lo concesse molto volentieri, e con il consenso della Madre Giuseppa, li emisi il 22 luglio 1906. Ho segnato questa data nel mio libriccino di appunti sulle grazie speciali ricevute, con questa formula: «Feci in privato i voti delle Passioniste il 22 luglio 1906. Che pure e sante gioie, non mescolate di amarezza (come sono quelle del mondo), fa gustare Gesù nel darsi a Lui senza riserva! Quanto è buono Gesù!». Li feci in presenza della Madre nella cappella. Io ero inginocchiata sul pavimento davanti a lei, mentre lei si trovava inginocchiata su un inginocchiatoio e teneva in mano un Crocifisso che mi fece baciare quando terminai di pronunciare la formula.

Avevo chiesto di fare anche un altro voto, per consacrarmi con esso per sempre interamente all’amore, ma allora non mi fu concesso. Mi si permise soltanto di fare una promessa, finché arrivasse il tempo stabilito dal Signore. Per ora lascio di parlare di quel voto per farlo più estesamente più avanti, poiché questo costituirà la caratteristica della mia vita: essere tutta consacrata all’amore. Questa è la ragione unica della mia esistenza, perché io nacqui per amare, vivo per amare e voglio morire amando, per amare eternamente colui che eternamente mi amò.

Alcuni scrupoli

Nonostante i miei desideri, al tempo al quale mi sto riferendo ero ancora una principiante. Incominciava soltanto il lungo cammino che dovevo percorrere. A volte nella mia testa di bambina, poiché ora conosco che tale io ero, davo importanza a certe piccinerie e mi trattenevo in piccolezze, come se avessero grande importanza nella vita spirituale e da esse dipendessero i miei progressi. Domandavo, per esempio, come fosse meglio impiegare il tempo libero (mi riferisco ai momenti o ai minuti che restavano tra i vari atti comunitari): «È più gradito a Dio che legga, che preghi, che scriva o che faccia orazione mentale? In certe circostanze è meglio che io parli o che me ne resti in silenzio? È preferibile che io mi metta a trattare di cose spirituali con la Madre o con il confessore, oppure che mi privi di questa esposizione per amore di Dio?». E tante altre cose simili che certamente provenivano sì da buona volontà e da un fondo buono, ma che ugualmente dimostrano che non avevo ancora raggiunto quella santa libertà di spirito delle anime che sono entrate nelle regioni superiori, dove l’amore è l’agente e il regolatore di tutti i nostri atti.

Il P. Germano, invece, era un’anima così elevata, così amante di Dio, che viveva in quella regione soprannaturale dove l’amore rende liberi da ogni legge. Egli voleva trasportarmi lassù e perciò esigeva che io mi disfacessi e mi liberassi da quelle piccolezze e sciocchezze che tengono legato lo spirito invece di lasciarlo correre. Perciò spesso mi tagliava quello che pensavo di dirgli e avevo appuntato nella mia lista delle domande quando andavo a colloquio con lui.

Regole di alta spiritualità

Per correggermi da questo, era giunta anche la prova o la tentazione della quale ho parlato più sopra. Così si vede come Dio e il Padre insieme lavoravano per conquistare tutto il mio cuore.

Voglio trascrivere qui alcuni di questi preziosi insegnamenti che ricevevo da questo grande uomo di Dio, nella speranza che possa essere proficuo per qualche altra anima come lo furono tanto per la mia.

«È Dio che ti deve santificare, non sei tu. Distaccati da te stessa, dimenticati di te stessa. La santità non consiste nel guardare quello che siamo o nel continuare ad esaminare i nostri atti, le nostre azioni, le nostre parole, ma nell’amare Gesù, nell’occuparci di Lui, nel pensare a Lui, attendendo tutto dalla sua bontà. In noi non c’è che miseria e peccato; è necessario pertanto uscire da noi stessi, abbandonandoci a Colui che, essendo infinito nella misericordia, si compiace e viene glorificato nei miserabili che con umile confidenza si abbandonano ciecamente a Lui. Lascia tutte queste cose nelle quali ti occupi e preoccupi tanto, per essere gradita con queste al Signore. Agisci liberamente senza timore. In ogni caso, fai quello che ti pare meglio al momento, senza occuparti tanto nell’esaminare le tue azioni né prima né dopo. Se io ti dicessi quello che devi fare in certe circostanze che non è possibile prevedere ti terrei legata e forse intralcerei l’azione della grazia che opera e che si dà a noi nel momento e nel tempo opportuno. Ascolta Gesù, odi quello che dice, fai quello che ti chiede».

Una volta, a questo proposito, gli dissi: «Sì, Padre. Vostra Reverenza dice bene, ma Gesù non mi risponde». A queste parole, che tono di ammirazione acquistò la sua voce! Mi sembra ancora di udirlo come disse: «Gesù non risponde! Non risponde Gesù!… È perché tu non ti fermi ad ascoltarlo, vuoi parlare sempre tu e non glielo permetti. Ah, Gesù parla a tutti… Gesù è la voce di Dio, il Verbo Eterno del Padre, che si è fatto uomo ed è venuto su questa terra per il essere il nostro Maestro, per accendere il fuoco del suo amore. È possibile che non parli, che non insegni alle anime desiderose di amarlo? Gesù non è una cosa immaginaria e fantastica: è una realtà… è una realtà!… Non devi immaginarlo lontano, separato da te, poiché vive in te, è il tuo respiro, la tua anima, il tuo soffio vitale. Lui stesso vuole così; vuole immedesimarsi con noi, perché l’amore cerca l’identificazione… Dopo la sua risurrezione disse a Maddalena: «Va’ e di’ ai miei fratelli… (ci chiamò fratelli perché così trattassimo Lui, come nostro fratello)». E ripeteva spesso, come era sua abitudine, e lo faceva ripetere spesso a me: «Viva Gesù! Viva Gesù!». In qualche occasione lo ripeteva cinque o sei volte di seguito.

Quanto amava Gesù! Stando con lui io dimenticavo le cose che volevo chiedergli, o meglio mi passava la voglia di farlo. Cominciavamo tutti e due a parlare di Gesù e in quella maniera cambiavano totalmente le nostre conversazioni. Beata indifferenza! Beata trasformazione! O Gesù, quanto è vero che tutto si trova in Te. Quando si sta con Te e si parla di Te, tutto si comprende, tutto si sa, nulla ci manca… Dolce amor mio Gesù, fai comprendere a ogni anima che non c’è gioia maggiore di quella di amarti, di quella di essere tutta tua, e che Tu dai a tutti forza e vigore per vincere gli ostacoli e consegnarsi senza riserva al tuo amore.


50 Cf. Sal 81, 6: «Io ho detto: voi siete dei».


 
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