Libro Sesto – La Madre

LA  MADRE *

Ecco tua Madre”  (cf. Gv 19, 27)

Maria, nostra Madre! Bisogna risalire alla fonte di ogni bene per ricevere questo dono così prezioso del suo amore e saperlo apprezzare quanto merita. Dio ce lo ha dato. Egli volle aver bisogno di Lei quando venne qui in terra; volle essere sostenuto da Lei nella sua debolezza di bambino, essere difeso, protetto, alimentato e istruito da sua Madre, sul cui seno dormiva dolcemente dopo aver ricevuto da Lei il latte materno. Lui, che tanto amava le sue creature, dovette godere grandemente nell’incontrarsi con una creatura che conservava intatto tutto ciò che aveva ricevuto dalla sua mano creatrice. Le parole di S. Giovanni: “In questo si è manifestato  l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel  mondo, perché noi avessimo la vita per lui” (cf. 1 Gv 4, 9), possiamo applicarle senza timore, con tutti i suoi vari aspetti, a Maria.
Quanto amore! Quanta delicatezza ci ha manifestato Dio nel darci per Madre la sua stessa Madre, rendendoci così, con un titolo di più, figli suoi e fratelli suoi! Quelli che chiamano madre la stessa madre, sono fratelli. Gesù, e chiunque di noi possiamo rivolgerci a Maria chiamandola Madre, “Madre mia”. Dio sapeva bene che la via per andare al cielo, dopo il peccato, è piena di ostacoli e difficoltà. Il suo cuore paterno non poté fare a meno di provvederci di una guida sicura nel nostro viaggio dall’esilio alla patria. Questa guida è Maria,  la stessa guida che diede al suo divin Figlio. Da questo si conosce il grande amore che Dio ha per noi, per averci dato suo Figlio per salvarci, e Maria per Madre, perché con la sua protezione e il suo aiuto ci giovassimo dei meriti della sua Passione e morte, e conseguissimo la vita eterna. Maria ce l’ha data Dio, perché ci è necessaria, perché senza di Lei non c’è amore, non c’è grazia, non c’è cielo.
Godo al vedere che tutti quelli che sono in cielo e noi che siamo ancora pellegrini sulla terra, tutti ugualmente, sentirono e sentiamo la necessità di questa dolce Madre, di ricorrere a Lei spesso per gettarci fra le sue braccia materne. Davanti a Lei, tutti vogliamo essere piccoli, per gustare la dolcezza di essere stretti dalle sue braccia. Ho visto uomini grandi, illustri per santità, per scienza, col capo incanutito e chino per il peso degli anni, e giovani nel fior degli anni, col capo eretto e in apparenza orgogliosi, seri, esenti da piccinerie, ma davanti alla Vergine Immacolata si inginocchiano, si inchinano, baciano le sue medaglie e reliquie, la guardano con amore filiale, con affetto che vuole affetto, come fanno i bambini davanti alle loro mamme. Mi è grato ripeterlo: davanti a Maria, tutti siamo piccoli e sempre vogliamo esserlo.
Dio che ha dato a Maria questo amore materno per noi, che ci attira, ha posto anche nei nostri cuori questa tenerezza filiale verso di Lei, e quanto più siamo uniti e più amiamo Dio, tanto più forte sentiremo questa tenerezza per Maria e la necessità della sua protezione e del suo aiuto. Sono due amori che vanno alla pari e, almeno nelle sue manifestazioni, in alcuni è forse più sentito quello di Maria. Sembra che Dio si ritiri o si faccia insensibile di proposito, perché si veda e brilli di più l’amore alla sua Ss.ma Madre.
Quanto è buono Dio! Che fortunati siamo noi  per aver avuto la sorte di ricevere questo favore tanto prezioso che da solo basta ad addolcire le nostre pene, per lanciarci senza timore fra i flutti furiosi del mare della vita e per assicurare il nostro ultimo trionfo: l’eternità. Che da molti sia apprezzato, con spirituale giovamento, questo prezioso dono del cielo, ce lo confermano gli innumerevoli Santuari della Vergine Immacolata. Le sante emozioni provate nei templi mariani non si cancellano dall’anima nostra, con i conseguenti effetti di un aumento di amore per Maria. Quanti cuori amanti, fiduciosi e grati, hanno palpitato e palpitano ancora di amore per Lei!

NON SIAMO SOLI. Non siamo soli, no, in questa valle di lacrime. Nessuno, che sia povero, orfano o abbandonato, è solo: tutti abbiamo una madre che ci ama, che ci comprende e vuole il nostro bene. Tutti possiamo, in qualunque circostanza della vita, gettarci fra le sue braccia materne e dire a noi stessi: “Maria è mia, è mia madre; me l’ha data Dio”. Se tutti possiamo fare questo, in modo particolare possono e devono farlo i peccatori, quei poveri fratelli che si sono privati per lunghi anni, forse per tutta la vita, dei dolci conforti dell’amore di Maria. Voi, voi più di altri, avete il diritto di gettarvi ai suoi piedi; è Lei il vostro rifugio, ve
l’ha data Dio, l’ha fatta per voi “Rifugio dei peccatori”. Se non lo avete fatto finora, se non conoscevate questo rifugio quando un fatale naufragio ha fatto colare a picco il vostro tesoro spirituale, non tardate ad andare a prostrarvi ai suoi piedi, a recitarle una Salve Regina o un’Avemaria, e lo splendore di quella Stella purissima illuminerà i vostri passi e vi darà forza per andare a deporre ai piedi di un Confessore il peso che vi opprime, e poi ritornate ai piedi di Maria e chiamatela Madre purissima, poiché la sua purezza si riflette già nella vostra anima. Chiamatela Madre di grazia,  poiché Ella guarda già con piacere l’anima vostra per tanto tempo priva di questo tesoro… Chiamatela come volete, ditele tutto ciò che il vostro cuore sente; tutto Ella ascolterà con piacere, e la vostra preghiera attirerà la sua protezione sull’anima vostra, risoluta a seguirla sulla via del bene fino alla morte.
Quanto gradito è sempre a Gesù tutto ciò che si fa per onorare sua Madre; con quante grazie lo ricompensa! Quanti sguardi di compiacenza la Regina del cielo volgerà su quella grande famiglia di Maria che la invoca ad una sola voce Madre di Dio e Madre nostra, chiedendo la sua assistenza per quelli che muoiono in quell’ora! Adesso e nell’ora…
Dove è Maria, c’è sempre Gesù, c’è Dio, c’è  la via per andare a Lui, la porta del cielo.
“Porta del cielo”. Madre mia! Lascia che, fin da quest’ora e fino alla mia ultima ora, io ti invochi e ti supplichi di accogliermi per introdurmi nella casa del Padre celeste. Che io vada a prostrarmi, come colomba salvata dal diluvio del mondo, davanti al tuo trono di Regina e Signora del cielo e della terra, e che il mio primo canto sia per Te, Madre mia…
Ave, Ave Maria.

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