22. Solo Dio

22. Solo Dio

Padre mio, nel consegnarle questo scritto, che l’obbedienza mi ordinò di stendere (prima quella del santo Padre Arintero e poi quella di vostra paternità, che prese il suo posto nella direzione della mia anima), sento che non ho detto quasi nulla di quello che mi ero riservata di dire, anche se mi fosse stato possibile continuarlo.

Esperimento nella mia anima gli abissi immensi dei divini tesori… Vedo orizzonti illimitati, che estasiano il mio spirito e lo innalzano in una regione sublime che non ignoro che si trova là dove risiede l’Eterno Amore… Oh, chi potrebbe parlare di questi misteri che rinchiudono tutto l’amore di Dio per noi, sue povere creature! Chi potrebbe dire quello che l’anima sente, quello che gode, quello che soffre, quello che vuole, quello che ama!…Tutte queste cose rinchiudono a loro volta misteri dei quali avrei voluto dire qualcosa.

Ordine di trasferirsi a Lucca

Il Signore non me lo permette, sono altre le cose che mi comanda: per ordine dei Superiori devo trasferirmi nella comunità di Lucca. Ed io sono felice di dover lasciare sotto silenzio quello che la povera parola umana tanto abbassa. La vita dura un istante ed è essa che ci occulta questi misteri. Presto passerà questo istante, allora vedremo senza veli l’Eterno Amore e tutto lo capiremo con la sua visione…

Chi mai mi ha scoperto questi misteri, o fatto capire che ci sono ed essere felice di non comprenderli? Sa, Padre, chi o che cosa? Credo di poterlo affermare: il sacrificio e la mia unione con la volontà di Dio, nella quale unicamente brilla il sole della verità che tutto illumina. Ci sono cose che non potevo nemmeno immaginare quando iniziai questo scritto ed ora la mia mente le comprende, o meglio, il mio cuore le sente.

Felice colui che segue il Signore e si lascia guidare da Lui in questo cammino della consegna totale di sé mediante il sacrificio e l’amore. Anche su questa terra giungerà al riposo, alla pace che è una felice eco del cielo… La pace: questo è quello che gode la mia anima quando gode di Dio. Dio è amore, ma è anche pace. È un riposo molto soave, è un tacere di tutte le facoltà dell’anima e perfino del cuore, che è sempre tanto focoso quando si tratta di amare. Riposa perché ha trovato il bene che bramava. Può perderlo? Non sa; non lo teme. Si sente tanto felice di possederlo che non può pensare che a goderlo e a stringerlo a sé senza fatica né sforzo.

L’amore di Dio è una scorciatoia per procedere nella vita spirituale

Nella vita spirituale si perde molto tempo, finché non si trova questa scorciatoia che in un attimo ci conduce all’essenziale della stessa. Una volta trovata, quanto presto si risolvono tutti i dubbi, tutti i timori e le difficoltà!

Gesù caricò sulle sue divine spalle la Croce e volle che la prima a prendervi parte fosse la creatura più pura e che più amava: Maria santissima. La croce, per quelli che lo amano e vogliono seguirlo, è la rinuncia, il sacrificio di sé, fino a giungere al punto di non sentire più timori, né desideri. Questo è il segno che l’anima si è trasformata in vittima gradita al Signore, che si è fatta degna di essere immolata con la Vittima divina e che è giunta al luogo della pace e del riposo in seno all’amore.

Interruzione indefinita dell’autobiografia

Con questo, Padre, devo terminare, perché è l’ora di un sacrificio che mi chiede il Signore. Mi manca il tempo per continuare a scrivere. Tutto sia per l’Amore!

Di solito si scrivono le vite dei santi dopo che sono morti, cioè, quando il lavoro della loro santificazione è concluso. Io, invece, ho fatto al rovescio: ho scritto la mia vita prima di essere santa. Ora mi metterò a lavorare per davvero al fine di santificarmi, perché il giorno della mia morte possa incominciare a fare del bene alle anime (come vuole il Signore). E anche perché non risulti inutile questo lavoro, il quale sarà di profitto (e Dio lo farà apprezzare perché possa fare del bene a quanti lo leggeranno) soltanto se io sono fedele al suo amore e compio la missione che mi ha affidato. Mi sembra infatti di sentirmelo dire: «Hai ancora molta strada da percorrere, proprio perché voglio che tu sia strumento del mio amore per molte anime».

O Gesù, divino amante della mia anima, te lo chiedo per la tua passione santissima, per la tua morte in Croce, per i dolori della tua Madre santissima e Madre mia dolcissima Maria: fa’ che io ti sia fedele. Temo la mia debolezza, ma confido molto nella tua bontà. Fa’ che al termine della mia vita mortale possa ripetere al Padre Celeste le parole che Tu dicesti sulla Croce: «Tutto è compiuto» (cf. Gv 19, 30), e volare diretta al tuo seno in quell’eterno fuoco di amore che tanto ho sospirato. Per esso ho vissuto e per esso la mia morte non sarà morte, ma piuttosto un entrare nella vera vita e vivere eternamente per ripetere per sempre senza fine: Viva 1’Amore e io in Lui! Dio ha raggiunto lo scopo che si era proposto nel crearmi ed io quello di lodarlo per tutti i secoli dei secoli. Così sia. Così sia.

Deusto, 22 giugno 1935

c.LETTERA DI ACCOMPAGNAMENTO ALL’AUTOBIOGRAFIA

Rev.mo P. Sabino Lozano O. P.

Padre, ho terminato questa parte di corsa, per potergliela mandare prima di partire. Non ho nemmeno il tempo di numerare le pagine, né per rivedere quello che ho scritto. Vostra Paternità cancelli tutto quello che le sembra opportuno, in modo che nessuno, mai, riceva impressioni che non portino a Dio, perché non conformi agli insegnamenti della nostra santa Madre la Chiesa Cattolica, nella quale voglio vivere e morire da figlia obbedientissima.

APPROVAZIONE DI P. LOZANO

«Ho finito di leggere il suo scritto —o rileggerlo— il 9 maggio 1952. Credo che mi abbia fatto del bene. Credo che lo farà a molti. Deve continuarlo quando potrà… (A questo punto dice qualcosa che mi ordinò di togliere). Tutto il resto mi sembra molto buono. Più che lei, quello che si ammira in questo scritto sono le persone che spuntano intorno a lei: La Madre Giuseppa, che anima grande!; Monsignor Volpi, che nobile santo!; il P. Germano, la Madre Gabriella ecc. E non parliamo di P. Arintero!

Di lei, più che i fatti, è buona la dottrina.

Fra Sabino Lozano O. P.

Salamanca, 9 maggio 1952».53

POSCRITTO DELLA MADRE MADDALENA

Ho scritto di nuovo quest’ultimo capitolo per poter tornare a leggerlo ad edificazione della mia anima e per conservare l’autografo di colui che mi parla nel nome del Signore! Devo tener presente le sue ultime parole, che mi hanno fatto tanto bene: «Di lei, più che i fatti, è buona la dottrina». C’è da agire; è quello che mi manca per essere santa.

Benedetto sia Dio che ci sia chi me lo dice e mi dà la buona volontà per operare!54


53 Mentre il P. Lozano stava ancora leggendo il manoscritto dell’autobiografia, scrisse alla Madre Maddalena queste righe: «Mi pare che a suo tempo farà tanto bene, per le sue cose, o meglio, per le cose di Dio su di Lei e per le riflessioni che le accompagnano» (cf. lettera del 3 aprile 1952). A queste parole risponde la Madre Maddalena: «Vostra Paternità conservi lo scritto della mia vita. Qui mi sarebbe di preoccupazione: non ho cella e starei con il timore che possa cadere nelle mani di qualcuno. Il demonio non dorme, se prevede che un giorno possa arrivare a far del bene, come sembra anche a me. Mi consola che me lo abbia confermato Vostra Paternità, anche se provo tanta confusione e vergogna che preferisco che nessuno me ne parli» (cf. lettera del 5 aprile 1952).

54 Appena ricevuto il manoscritto dell’autobiografia con la nota di approvazione del suo Padre spirituale, la Madre Maddalena si affrettò a scrivergli nella lettera del 13 luglio 1952: «Le sue parole sono la mia maggiore consolazione, specialmente le ultime: Di lei, più che i fatti, è buona la dottrina. Ammirabile è la dottrina del Cantico dei Cantici e ciò nonostante non è sufficiente per avere la certezza che il suo autore si sia salvato. Per santificarsi sono necessarie le opere, e le mie non sono ancora come dovrebbero essere. Lo chiedo in ogni momento a Gesù che vi ripari. Io voglio vincermi, voglio adempiere i disegni che il suo amore ha su di me: non permetta in me la disgrazia che le mie parole siano suoni che battono l’aria, ma che abbiano una ripercussione eterna per glorificarlo».


 
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