Libro Secondo – Il sacrificio

IL SACRIFICIO[1]*

Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi (cf. Ef 5, 2)

Il cammino della santità è amore e non un giogo pesante, come molti pensano. E’ amore e verità; due cose che compendiano in sé tutto ciò di cui ha bisogno il nostro cuore, creato per conoscere la verità e amarla, restando solo con questo soddisfatto nelle sue infinite aspirazioni. Amore è, quindi, il principio, il mezzo e il termine della santità.

Se l’amore è il tutto in questo cammino di perfezione, l’unico importante che ci deve interessare, dobbiamo assicurarci che il nostro amore sia vero e solido. Non un fervore passeggero, frutto di qualche impressione ricevuta in una lettura o in qualche circostanza speciale. Diversamente, il nostro cuore, che cerca e vuole amare Dio con ansia infinita, si troverebbe subito sommerso in mille timori e dubbi che non ci renderebbero dolce e attraente il cammino della santità. Ma Dio è buono e vuole che lo amiamo e serviamo con cuore grande e non con quei timori che opprimono e rendono infelici le anime, allontanandole da Lui. Per questo ci dà segnali certi, moralmente certi, che lo amiamo, che il nostro amore di Dio è vero e va sempre crescendo.

Questa è certamente una cosa che a tutti interessa molto sapere, perché oltre a tranquillizzare le anime nei penosi timori che, più o meno, tutte sentono su un punto tanto importante, aiuta anche molto a camminare con più ardore, per arrivare più presto al loro termine, il sapere che si procede bene.

l’amore e’ sacrificio. La prima qualità dell’amore è lo spirito di sacrificio, ossia il sacrificarsi con piacere per la persona amata.

Questa necessità di mostrare il proprio amore col sacrificio, la sentì Dio stesso per l’uomo, che tanto amava, e per questo si fece passibile, mortale, venendo su questa terra a patire e morire per noi. Ci ha amato e ha dato se stesso per noi” (cf. Ef, 5, 2). E a sua volta, l’anima che veramente ama Dio, sente una forte inclinazione: la necessità di sacrificarsi per Lui. Perché “La carità è paziente… tutto soffre, tutto sopporta” (cf. 1 Cor 13, 4).

L’anima, nella quale comincia ad accendersi questo fuoco divino, senza che sappia nulla, né alcuno le parli di questo o le insegnino che cosa deve fare, si sente da se stessa spinta al sacrificio. E’ l’amore stesso che chiede il suo alimento, con fame insaziabile, per sostenersi e dilatarsi, come esige la sua natura. L’alimento dell’amore, le fiamme che accrescono e dilatano questo fuoco divino, è il sacrificio.

Nella via dell’amore, quando l’anima, sebbene risoluta ad amare sul serio Dio, ama però ancora se stessa e, lottando con questi due amori, non riesce a decidersi a darsi con generosità al sacrificio, diventa essa stessa il carnefice che la tormenta. Patirà un doloroso martirio e finirà necessariamente per decidersi o a seguire il cammino dell’amore o ad abbandonarlo. Per il cuore che ama, la necessità di dare prove del suo amore, immolando se stessa, è così forte che a non darle suppone un sacrificio e una pena ancora più grandi.

Ciò che patisce l’anima amante quando rimanda l’ora del sacrificio ce lo fa comprendere Gesù quando, impaziente di consumare il suo supremo sacrificio del Calvario, diceva: “C’è un battesimo che devo ricevere e come sono angosciato finché non sia compiuto” (cf. Lc 12, 50).

Gesù soffriva perché non era ancora venuta quell’ora, ma molte anime soffrono perché è arrivata per esse l’ora del sacrificio e la rifiutano o la rimandano per mancanza di generosità. Queste povere anime soffrono perché rifiutano l’amore e resistono alle sue giuste esigenze. Allora l’Amore si allontana da loro, lasciandole patire la pena che merita chi gli si ribella: l’abbandono.

Per il cuore che ha provato quanto è dolce il Signore, sia pure alle prime carezze della mano divina, non c’è altro mezzo per alleviare le sue pene che quello delle totale dedizione al sacrificio.

Potete parlare a queste anime degli incanti del divino amore, delle misteriose trasformazioni che esso opera nelle anime fedeli, di quei puri godimenti che non sono comparabili con alcun altro, del gaudio di altre anime più avanzate nella suprema unione con l’Amore increato che le trasforma in Sé… Ascolteranno tutto questo con piacere e con gusto; lo leggeranno nei libri e sembrerà loro di aver trovato ciò di cui avevano bisogno… Ma sarà per poco tempo. Non pensate di poter calmare le loro pene e i martìri segreti che le tormentano. Niente, assolutamente, è capace di farlo.

Elevate queste anime amanti alla contemplazione delle bellezze e prodigi della natura e dell’arte che si ammirano in tutto l’universo; i magnifici templi eretti al Dio che esse amano e nei quali sono riunite tante potenti attrattive per attirare il cuore che crede. Che contemplino i monumenti che rappresentano gli amorosi disegni realizzati dall’Amore eterno quando visse tra noi in forma umana, e dagli eroi che, calcando le sue orme, vissero e morirono per Lui, e risplendono ora con l’aureola dei Santi. Ammirando tutto questo, non resteranno insensibili i cuori che amano. Si sentiranno attratti da una forza irresistibile verso Colui che ha trasformato in Sé questi esseri, che vivono ora immersi nel mare eterno di una felicità senza fine.

Ma lasciate che passino queste ore, che quei cuori tornino alla solitudine e al silenzio del loro ritiro, e vedrete che sentiranno più acuti i tormenti dell’amore e la necessità di mitigarne le pene. Niente e nessuno può farlo, se non essi stessi, col votarsi generosamente al sacrificio, dove unicamente riposa l’amore.

Da questo si comprende come erroneamente alcuni usano a volte questo mezzo per allontanare le anime dal Signore, per distrarle e impedire che si consacrino al suo servizio in qualche Istituto religioso. Il loro cuore ha bisogno di qualcosa di più grande di quanto il mondo intero può offrire loro di bello e meraviglioso. Non si contentano di vedere, udire, leggere, contemplare cose belle, sia pure spirituali. Desiderano essere sicure del loro amore, di darne prova al Signore e per questo hanno bisogno di quella pasqua in cui possono mangiare il pane del sacrificio. Per questo, vanno ripetendo con gli ardori del Cuore di Gesù: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi” (cf. Lc 22, 15).

O anime che cercate sollievo e riposo al vostro cuore, non lusingatevi, né perdete tempo a trattenervi con altri. Accettate i mezzi che la Provvidenza vi invia; cercate, se volete, chi vi sembra che possa aiutarvi a progredire in questo prezioso cammino dell’amore. Ma persuadetevi che in nient’altro troverete che possa calmare le vostre pene che nel sacrificio, sotto qualunque forma vi si presenti, sia che venga direttamente da Dio, sia che Egli ve lo dia per mezzo delle creature in tutto ciò che è rinuncia a se stesso, alle proprie inclinazioni, idee gusti e piaceri. In una parola: immolazione di voi stesse mediante la morte della propria volontà. Per una di queste cose, sia pure in piccole dosi, sacrificate gioiose tutti gli altri mezzi.

Nessun altro mezzo è più valido ed efficace di questo, del sacrificio, a farvi correre coraggiosamente sulla via dell’amore e a farvi riposare l’anima.

S’intende che questo riposare è il riposo dell’amore, che deve essere un godere e insieme un soffrire. Un godere per aver trovato ciò di cui ha bisogno il cuore: l’unico cibo che lo possa saziare e che, in una pace e in un godimento indescrivibile, farà soffrire a misura che cresce la fame, quella fame che è necessario sentire sempre più stimolante per saziarsi e non desiderare altro.

Chi non vuole ingannare se stesso, per poco che rifletta, conoscerà la verità di ciò che dico. Quante volte l’esperienza non ha dimostrato a tutti noi che, dopo aver ottenuto qualcosa, di aver viaggiato e visto cose belle, di aver parlato con persone buone, letto libri santi, e preso, infine, le soddisfazioni che lecitamente si possono e si vogliono prendere, il nostro cuore non sia rimasto tanto consolato, contento e soddisfatto, come invece avviene dopo che abbiamo compiuto qualche sacrificio, e ancor più se questo è rimasto nascosto, visto solo dagli occhi di Colui che amiamo!

l’amore e’ dedizione. L’amore non è soddisfatto se non dedica se stesso alla persona amata. Questo lo fa il sacrificio, mediante il quale è come se ci si tagliasse a pezzi col coltello dell’amore e ci si donasse a poco a poco fino alla completa immolazione, tanto da poter dire con la Vittima del Calvario: “Tutto è compiuto” (cf. Gv 19, 30). Quanto più la dedizione è senza restrizioni, nella durata e nella quantità di sacrifici, tanto più l’amore, come fuoco, si dilata, s’ingrandisce e si rafforza, giungendo al grado supremo che abbiamo detto.

Gesù chiamò “sua ora” (cf. Gv 13, 1), l’ora in cui si diede tutto a noi senza riserva, donandoci il suo santissimo Corpo per cibo e poi consegnando lo stesso suo Corpo perché fosse torturato, oppresso e compresso nel torchio della sua Passione. Egualmente, l’anima che ama, chiama “sua ora”, l’ora in cui s’immola, perché sa che è allora che si consegna realmente e totalmente all’Amato dell’anima sua.

Quando vedo persone che, dopo aver passato una giornata nel sacrificio, si alzano il giorno seguente con la stessa voglia di sacrifici maggiori, e in questo modo, senza curarsi del domani, passano settimane, mesi e anni sempre con volto sereno e allegro, non posso fare a meno di rallegrarmene e dire: ecco, questo è vero amore di Dio. Nessuno, senza un vero amore di Dio, può sostenere questa quotidiana immolazione di se stesso, fino al punto di dare l’impressione che abbia quasi cambiato natura.

Lo spirito di sacrificio trattiene la Suora di Carità al capezzale dell’infermo, giorno e notte, sempre con lo stesso sorriso sulle labbra, corrisposta o maltrattata che sia. Lo spirito di sacrificio spinge altre anime a privarsi della dolce soddisfazione di restare sedute ai piedi del divino Maestro, come la Maddalena, per imitare Marta nel preparargli il pranzo, quel cibo di cui tanto è affamato Gesù: le anime guadagnate al suo amore con l’istruzione e l’apostolato. Ma soprattutto vediamo che soltanto lo spirito di sacrificio, che proviene dall’amore di Dio, conduce tante giovani a chiudersi tra le mura di un chiostro e immolarsi così tutti i giorni della loro vita per la salvezza delle anime. Quando contemplo questi esempi, non posso fare a meno di esclamare: soltanto l’amore di Dio può fare questo! E di fronte a queste creature, che compiono una così sublime missione, che è il completamento di ciò che manca alla Passione di Cristo, secondo quanto dice l’Apostolo Paolo (cf. 1 Col 1, 24), provo una venerazione simile a quella che ho davanti all’altare, dove abita e s’immola la Vittima pura, santa e immacolata.

Anime che amate il sacrificio, che sentite la necessità di viverlo quotidianamente in maniera completa, generosa e nascosta, tranquillizzate il vostro spirito! Smettete di temere se amate o no il Signore. Non dubitate: lo amate; sì che lo amate e lo farete amare anche da numerose anime, se persevererete nella via sicura del sacrificio, o meglio, nella via dell’amore. Perché davanti all’amore il sacrificio scompare, e resta l’amore. Non c’è un mezzo più potente del fuoco del divino amore, alimentato da un sacrifico puro, per infiammare i cuori e guadagnarli a Dio.

A questo punto, qualcuno potrebbe pensare che anche l’amor proprio, l’ambizione, la vanità impongono penosi sacrifici, e vediamo che vengono fatti. Ma questi sono molto diversi dal sacrificio di cui parliamo noi. E chi non lo sa? Solo chi non ha occhi o non vuol vedere. I sacrifici dell’amor proprio portano il sigillo dei nemici delle anime nostre: mondo, demonio e carne. Tali sacrifici sono sempre congiunti all’indipendenza, all’interesse, al capriccio. Infatti si fanno e si tralasciano quando uno vuole, senza curarsi di nasconderli, desiderando invece che si conoscano, specialmente quando si spera di ricavarne qualche profitto o strappare qualche lode. Al contrario, caratteristica principale dei sacrifici fatti per amore di Dio è di nasconderli agli occhi di tutti e, se fosse possibile, anche ai propri. In questo non c’è possibilità di equivoco.

Entrate nelle intimità di una famiglia, in una casa, secolare o religiosa, e se volete conoscere chi, tra i suoi membri, ama di più Dio, fissate la vostra attenzione non su chi parla meglio di cose spirituali o chi lavora di più, o copre cariche più importanti, o prega di più o vive più ritirato e silenzioso. Tutte queste cose sono buone in se stesse, ma non sono segni sicuri. Se non volete sbagliarvi, osservate chi è più pronto al sacrificio; al sacrificio più ripugnante, a quello che più contrasta le inclinazioni naturali. Vedete chi sta con gli infermi, con i vecchi, con le persone di carattere difficile e molesto. Se in mezzo a questi sacrifici li vedete contenti e sereni, senza mormorare, e che anzi si ritengono i più felici, dite pure, senza timore di sbagliarvi: qui c’è più amor di Dio. L’amore ha bisogno di sacrifici, e di sacrifici si alimenta. Già l’abbiamo detto: questo e non altro è il suo alimento. Quando si vede molto amore di Dio, anche se i sacrifici non appaiono, stiamo pur certi che ci sono anche questi. Sono dentro, ben nascosti; l’amore li nasconde ai nostri occhi. Li vede soltanto Colui che vive in queste anime e con esse s’immola.

A questo punto, il mio pensiero vola a quel Cuore che amò tanto Dio, come nessuna creatura: quello di Maria, la Vergine Addolorata.

Se Tu, Madre amata, amasti tanto, amasti senza misura, amasti sempre, comprendo perché soffristi tanto. La tua vita fu un continuo dolore, un sacrificio che solo Dio può misurare in tutta la sua estensione, essendo queste pene tanto intime e nascoste che i nostri occhi ne hanno visto solo la minima parte. Quanto hai sofferto da Betlem al Calvario! Il nostro cuore resta oppresso dalla compassione e dal dolore, e le nostre labbra ammutoliscono. Maria, per i tuoi dolori, dacci la forza nei sacrifici, per accompagnare Gesù, in unione con te, al suo supremo sacrificio del Calvario, del puro patire senz’altro conforto che quello di assomigliarci a Lui e a Te!

Allora potremo davvero dire con l’Apostolo Paolo: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?”. No: niente di questo; perché mediante il sacrificio abbiamo già trionfato di tutte queste cose; per cui possiamo dire con certezza che “né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (cf. Rm 8, 35.38-39), e nel sacrificio sostenuto per suo amore.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, settembre 1925, pp. 153-160.


 
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